Poeta e amante dell'agricoltura e della natura

Pora Italia, Spera !

Oh che rovina, el contadin che avea
fatto in colonia, casa, campo e pan!
'Sto poro contadin che va lontan,
che torna dai foresti a la miniera,
ai lavori pesanti, a far le case
che qua noialtri no se pol piu' far
perche' no gh'emo gnanca da magnar.
'Sto poro contadin che porta e tase,
chi dunque l'a' ridoto a 'sta maniera?
O pora Italia, spera!
Quel che te cavara' dai to dolori
L'e' 'sto italian che primo sui lavori,
l'e' conossu' da tuti, e dove l'e',
el fonda, col lavoro, le cite'.


Complimento

Quando una dona l'e' fin massa bela,
(per esempio, signora, come ela),
bisognari'a vardarla de scapon,
girando l'ocio con educasion.
'Invece, siora mia, la compatissa,
mi biso'n che la varda e che la fissa
e fin che l'e' quá ela mi no posso
far sensa de tegnerghe i oci adosso.

El mestier de la Morte

La morte m'a' copado un caro amigo.
El stava meio, l'era anda' anca a spasso.
Ma a mi la me l'a' dito: "A lu ghe 'l digo:
no passa du tri giorni che lo masso".
"Gran difeto, g'o' dito, el suo, la scusa,
copar la gente come fa la guera."
La m'a' risposto: "el scusa, no l'e' vera,
questa l'e' morte natural, se usa.
Mi copo per mestier, ghe 'l digo a lu,
e no lo fasso miga per caprissio,
mentre quei che comanda i g'a' el gran vissio
de far la guera per magnarghe su".


La liberta'

Le cose le va mal, cambio partito,
e no sara' mai dito
che quando cambio no ghe n'abia el fruto.
Oh mondo farabuto!
El me novo partito? E chi lo sa?
Quel de la liberta', se se lo trova.
Ma in che partito s'ala sconto mai?
E cerca e cerca e dai
L'o' trova' finalmente!- Oh brao, che gusto!-
Eco el partito giusto:
quel che g'a' i voti, tanti, tanti, tanti,
quel che fa i governanti,
torototela e torototela... la',
quel l'e' el partito de la liberta'.

Galanteria

Questo piccol madrigale
Apre lieto e pronto l'ale
Per levarsi fino a te.
Egli viene a farti omaggio,
ma gli manca ogni coraggio
di svelarti il suo perche'.


Il primo e l'ultimo

Quale primo di noi da questo colle
vide levarsi il sol sopra la valle?
Donde venne ? Perche' ? Curvo alla vanga
era quando alzo' il viso all'oriente?
O con l'arco e le frecce era in agguato
e attendeva sua caccia entro la selva?
Quanti di padre in figlio, oh quanti mai,
abbiam negli occhi questa meraviglia!
Vogli, Dio, che la mia gente non muoia,
che qui rimanga, che non venda il poggio,
che nostra fede niun di noi tradisca,
"esci al mattino ma ritorna a notte".

I cipressi

Perche' non pianti un folto di cipressi
dietro la casa tua, sulla pendice?
per la tua casa qual bella cornice,
qual difesa dal fulmine e dai venti!
Lo so, lo so che tu non li vedrai
questi cipressi farsi l'ombra attorno,
e quando l'usignolo avra' soggiorno
nel loro cuore, tu non ci sarai.
Ma non sara' percio' meno gentile
passeggiar per gli ombrosi,ampi recessi,
e non saran men belli i bei cipressi
perche' fatto tu sia polvere vile!
Nostra morte che val? natura vale
che rinnovella sua bellezza eterna:
il precetto divin cosi' governa;
piega la testa, povero mortale.
Pianta, che aspetti ? sparirai domani
ma fin che i tuoi cipressi abbiano vita,
fin che torni ai lor pie' l'erba fiorita,
e tu vivrai nei loro anni lontani.
O bei meriggi al rezzo secolare,
o canti d'usignoli a primavera,
o bella macchia , in vetta al monte, nera,
e la tua casa in mezzo a biancheggiare!
Pianta: che aspetti ? il tempo se ne va...
Anche tu te ne andrai. lo so... ma tosto
verra' un altro uomo a prendere il tuo posto;
quel che non godi tu l'altro godra'.
Ei pur godra' le belle piante, ei pure,
e fin che la tua terra egli arera',
con l'opre istesse e con le stesse cure
la tua vicenda si rinnovera'.
Pianta e fa crescer con fervor sincero
questi cipressi attorno alla tua porta:
se tua vita mortale e' troppo corta,
vivi dunque al di la', col tuo pensiero.


Espero

Qui son piantati quei cipressi antichi
che mio padre canto' nel suo bel carme.
Accanto a loro di vederlo parme... .
com'ei raffiguro' dentro al suo verso.
Espero brilla sotto il cielo terso.
Al ciel si leva dalle vecchie mura
a segnar non so quale sepoltura
una gran croce e l'edera la veste.
Alla gran pace ed al silenzio agreste
si leva nello spirito una voce:
chi e' che parla allo spirito? la croce?
Gli alti cipressi parlano? Son queste
memorie, tutte queste; oh, si', son essi
i bei cipressi e l'edera e la croce
e le mura vetuste; e' la gran voce
della famiglia, della casa mia
che dovunque qui attorno albero sia
o pietra o strada con sue miti tempre
parla al cuor nostro rinnovata sempre
il dolce verso della poesia.
Espero brilla sotto il cielo terso!